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  • Immagine del redattoreAnna Maria

La questione del formaggio

15. - 18. Marzo -- 143. - 146. giorno di viaggio



La sera successiva trovai il posto per dormire più bello del mio viaggio. Era ancora presto e noi stavamo camminando lungo il mare alla ricerca di un posticino con erba commestibile per i cavalli e dell'acqua. Avevo dato un'occhiata su Google Maps e sapevo che dopo pochi chilometri ci sarebbe stato un altro quartiere. Infatti, poco dopo apparve sulla destra, tra me e il mare. Attraversai un piccolo ponte e legai i cavalli a una vecchia rete. Tolsi loro le selle e appoggiai tutto comodamente alla recinzione. Dopo aver sistemato il recinto, portai Bamiro e Rhiannon al piccolo ruscello. Il pendio era piuttosto ripido e per loro bere si dimostrò complicato. Bamiro ci rinunciò subito, anche perchè era solito bere solo una volta al giorno, se mangiava erba fresca. Rhiannon, invece, bevve e quando ebbe finito li portai al pascolo. Le tempeste invernali avevano creato una specie di terrazza fra il prato e la spiaggia, con un dislivello di circa un metro e mezzo. Lì piantai la tenda, a un metro dal dirupo, e andai a prendere l'acqua dal fiume per me e Sparta. La aspirai con il mio filtro per l'acqua e la pompai nelle mie bottiglie. Il filtro mi era stato regalato da mio padre e credo che fosse la prima volta che avevo avuto occasione di usarlo durante il viaggio. Funzionò alla grande e prima di risalire sul mio terrazzo verde, mi feci un rigenerante bagno nell'acqua salata.


La sera cucinai una di quelle zuppe confezionate. In genere sono contraria a questo genere di cibo perchè sento che non mi fa bene, ma col tempo mi ero resa conto che era molto più semplice, veloce e facile per tutti noi, invece di comprare verdure fresche ogni paio di giorni. 

Il tramonto in questo luogo fu magico e pensai di rimanere un altro giorno, se il cibo per i cavalli fosse bastato. La delicata pianta verde con i fiori gialli, che apparteneva certamente al genere del trifoglio, non l'avevano toccata. Per fortuna c'erano alcuni ciuffi d'erba alta e mezza secca, con i quali si erano saziati.


Il giorno successivo attraversai diverse frazioni lungo strade principali e secondarie per raggiungere due fratelli che mi stavano aspettando. I miei amici campani avevano organizzato per me una vera e propria rete di accoglienza. Uno di loro aveva molti contatti, soprattutto nel mondo dei cavalli, e mi mandava regolarmente posizioni e numeri di telefono con i quali potevo mettermi in contatto. Ne ero stata felice, perché in zone così densamente popolate non è mai facile trovare un posto tranquillo e isolato per dormire. Mi piace essere inosservata e indisturbata la sera.


La mattina dopo, i fratelli mi diedero una dorma di formaggio da un chilo, che fui costretta ad accettare nonostante le mie forti proteste sul fatto che fosse troppo per me e troppo peso aggiuntivo per Rhiannon. 

E così ripartimmo. Di nuovo su strade asfaltate... La situazione più interessante della giornata la incontrai circa mezz'ora dopo la partenza. Stavo percorrendo una piccola strada secondaria tra un paese e la cittadina di Paola quando vidi un cavallo legato tra gli ulivi. I cavalli ovviamente attirano sempre la mia attenzione, ma questo era particolarmente bello. Poco dopo, mentre passavo davanti a un bar e agli sguardi incuriositi dei suoi avventori, un giovane mi si avvicinò e mi fece le solite domande. Mi fermai per rispondergli brevemente. 


Non stavo passando una buona giornata, il mio umore era piuttosto cupo e poi c'era quella storia dello stupido formaggio che mi tormentava... Non sarei mai riuscita a mangiarlo tutto, e naturalmente non lo avrei buttato, perché Sparta non avrebbe avuto niente in contrario ad avere questo sublime ingrediente aggiunto alla sua solita pappa, ma per me è sempre molto difficile "buttare" via il cibo, anche se lo do agli animali. So bene quanto tempo e quanta fatica ci vuole per fare un formaggio, soprattutto uno di capra come questo. Inoltre, non mi piace neanche tanto, soprattutto in queste quantità! Mi sentivo già male al pensiero di non poter apprezzare adeguatamente il regalo e di doverlo dare in pasto al cane...


Persa nei miei pensieri oscuri e formaggiosi, chiamai la mia amica di Minturno, Sara, per parlare un po'. Lo facevo almeno una volta al giorno in questo periodo, non solo quando mi annoiavo o mi sentivo male, ma anche perché lei era preoccupata e voleva sapere esattamente dove dormivo e chi incontravo nel corso delle mie giornate. Avevo un auricolare nell'orecchio e stavo parlando quando notai un cambiamento nella postura di Bamiro. Mi girai e vidi che dietro di noi c'era il bel cavallo di prima, con il giovane del bar in sella. Non potevo crederci... si era affrettato a raggiungere il suo cavallo, lo aveva sellato e ci era corso dietro per raggiungerci. Sospirai, infastidita. Non avevo per niente voglia di raccontare di nuovo tutta la mia storia a un estraneo, né di dover rifiutare qualsiasi flirt. Così continuai a parlare con Sara e lo ignorai. Mi seguì fino in città, dove mi sorpassò e poi prese una strada diversa da quella in cui mi trovavo. Aveva cercato di parlarmi solo una volta e forse lo avevo respinto un po' troppo duramente, perché dopo era rimasto in silenzio dietro di me. Solo quando se ne andò mi resi conto di quanto fossi tesa, non perché lo vedessi come una minaccia, ma perché quel giorno trovavo semplicemente fastidioso dover interagire con altre persone ed essere affabile. D'altra parte, mi dispiaceva anche per lui, perché forse ero stata ingiustamente scortese.


Quel pomeriggio arrivai in un campeggio vicino al mare che aveva anche alcuni cavalli. Ai miei cavalli fu assegnato un ampio paddock con fieno ed erba fresca, mentre a me e a Sparta fu assegnato un bungalow. La sera fui invitata a cena dalla famiglia. Rimasi lì una notte in più del previsto perché la sera successiva una giornalista voleva venire a intervistarmi e poi scattare alcune foto per il suo articolo il giorno della mia partenza.



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